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L_Antonio
Odio gli indifferenti


Cultura


3 agosto 2009

La vanga

 

Massimo Mantellini ci ricorda che, alcuni anni or sono, si invitavano i navigatori internettiani a mollare ogni tanto la rete e ad andare a zappare la terra (letterale). Una cosa molto maoista, per certi aspetti. Anche nella Cina della rivoluzione culturale gli intellettuali dovevano tornare per un certo lasso nei campi o nelle fabbriche, a riconquistare un rapporto con la realtà reale del lavoro manuale.

Oggi, se possibile, la questione è ancora più impellente. I social network sono divenuti la più seria forma di schiavitù virtuale che conosca. Peggio della televisione e del calcio. Si passano ore e ore a confermare amicizie che non sarebbero mai tali nella vita di tutti i giorni, a sbirciare nelle esistenze altrui, a dialogare del nulla (o quasi) in rete, a sentirci vivi e partecipi solo perché connessi. La vanga potrebbe essere davvero una soluzione. Ma sono certo che inventerebbero presto una zappa virtuale e un orto biologico in formato videogames on line, con l’immancabile test finale: “Somigli di più al peperone, al fagiolino o alla zucchina romanesca?”. C’è poco da fare, siamo condannati.


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28 agosto 2007

Ombrellone, istruzioni per l'uso

 

Il bordo piscina è più rutilante di quanto si pensi. Vi avevamo visto vallette, nani, ballerine, fotografi, ex banchieri, attuali furbetti, ecc. Non immaginavamo che tra questi vi fossero anche delle menti politiche. Veri strateghi. Corona, all’inizio, avrebbe voluto fondare un partito di destra. Roba da sbellicarsi. Una cosa, diciamo, irricevibile. Lele Mora, invece, fa sul serio. Un vero ideologo. Dichiara a “Libero” del 19 agosto (colpo di calore?): «I miei sono fascisti e sono fascista anch’io, mussoliniano nell’anima. Nella mia casa a Bagnolo Po ho diversi busti del Duce. Mio nonno era camicia nera. Ancora oggi, con i miei genitori e le mie sorelle andiamo a pregare tutti gli anni a Predappio sulla tomba del Duce. Del fascismo mi piace tutto, proprio tutto». Tutto? Anche l’olio di ricino, i manganelli, le leggi razziali, i tribunali speciali, il confino, l’asse con Hitler, una guerra disastrosa, ecc. ecc. Forse sul bordo piscina servirebbero degli ombrelloni. Contro i colpi di sole. Ma anche chiusi. Modello Altan.




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11 luglio 2007

Altro che Colgate alla cinese...

Le vicende di questi giorni sul noto dentifricio e sulla tremenda fine che ha fatto il responsabile della qualità di un’impresa cinese mi ha offerto lo spunto per la recensione dell’ultimo libro di Massimo Carlotto, scritto in coppia con Francesco Abate. Le prime due pagine del testo raccontano di un bambino alle prese con una merendina: il protagonista ne riconosce la confezione e il produttore al quale, poco tempo prima, aveva venduto una partita di alcuni quintali di uova marce, “ripulite” per bene e trasformate in una poltiglia confezionata in comodi barattoli utilizzati nelle impastatrici delle industrie dolciarie. Il libro racconta di un’avventura criminale in terra sarda e mantiene sempre lo stile carlottiano delle vicende dell’Alligatore. Io l’ho consumato nel volgere di poche ore, come per la stragrande maggioranza dei testi di Carlotto. Ma, devo dire, è un testo che apre scenari su cui la sola riflessione non è più sufficiente. Anche se, davvero, è difficile trovare le armi giuste con cui difendersi da simili criminali. Per stomaci forti.




 




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6 giugno 2007

Buon Compleanno Massimo Cacciari

Ieri Massimo Cacciari, Sindaco di Venezia e filosofo, ha compiuto gli anni. Che Dio ce lo conservi (visto che solo un Dio ci può salvare, come direbbe Heidegger). Cacciari appartiene a una rara razza di umani: è intelligente, ama lo studio e l’esercizio del pensiero, si è sempre preso le sue belle responsabilità pubbliche (pur non amandole, ma questo accresce il valore del suo impegno), ha carisma e personalità da vendere, è stato ed è un modello di comportamento intellettuale per molti. Dicono sia un po’ oscuro quando scrive. Bah… Anche Umberto Galimberti, che è un modello di stile e limpidezza divulgativa, risulterebbe ostico (eccome!) alla casalinga di Voghera o al bracciante Lucano. In questo senso, l’oscurità è (in gran parte) una funzione inversa del proprio sapere specialistico.

 

Se dovessimo indicare tre lavori di Cacciari che hanno segnato il nostro percorso intellettuale diremmo: Krisis (del 1976, uscito per Feltrinelli), Dell’inizio (1990, Adelphi), la rivista “Paradosso” (diretta assieme alla crema della filosofia italiana di questi anni), che ha cessato da tempo le pubblicazioni, ma che resta un nostro punto fermo intellettuale.

 

Aneddoti? La volta che L_Antonio, in visita a Venezia si è fatto fotografare davanti al citofono di Cacciari. Accade anche questo. Auguri Sindaco.




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